Il primo risultato della partnership è Presidio | Adeguati Assetti, un servizio cloud su piattaforma Jamio openwork per pianificare, verificare, documentare e monitorare gli adeguati assetti previsti dall’art. 2086 c.c.
Openwork S.r.l. e LUM Enterprise S.r.l., spin-off e Digital Partner dell’Università LUM Giuseppe Degennaro specializzata in ricerca e consulenza su organizzazione e processi aziendali, hanno avviato una partnership per sviluppare e portare sul mercato soluzioni dedicate al governo dell’impresa.
Il primo risultato è Presidio | Adeguati Assetti: un servizio cloud erogato su piattaforma Jamio openwork che supporta le imprese nel percorso di attuazione degli adeguati assetti previsti dall’art. 2086 del Codice civile.
Un dovere che riguarda ogni società
Dal 2019 l’art. 2086 del Codice civile impone all’imprenditore che opera in forma societaria di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ne ha poi precisato la funzione: gli assetti devono consentire di rilevare eventuali squilibri, verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale.
L’obbligo è lo stesso per tutte le imprese senza soglie di fatturato o di dipendenti. Cambia però il livello di strutturazione richiesto, perché gli assetti devono essere proporzionati alla natura e alle dimensioni dell’impresa.
Nella pratica, la domanda che amministratori e organi di controllo si pongono non è soltanto se gli assetti siano adeguati, ma se sia possibile ricostruire cosa è stato verificato, cosa è stato deciso e cosa è stato fatto. Una checklist compilata una volta non risponde a questa domanda.
Cosa fa Presidio | Adeguati Assetti
Presidio è lo strumento con cui l’impresa organizza, in un unico ambiente, le attività che riguardano i propri assetti. Il servizio si articola in quattro funzioni:
- Pianificare: definire le azioni necessarie, le priorità, i responsabili e le scadenze.
- Verificare: condurre un assessment su 233 controlli organizzati in 13 aree di governo, dalla governance alla tesoreria, dalle commesse all’early warning.
- Documentare: raccogliere evidenze ed esiti delle verifiche, controllo per controllo.
- Monitorare: seguire nel tempo lo stato delle azioni, le verifiche periodiche e le criticità.
Ogni controllo è classificato in uno di quattro stati (presidiato, da migliorare, criticità, da valutare). Un cruscotto restituisce la vista d’insieme e consente di scendere fino al dettaglio del singolo controllo. La soluzione non certifica l’adeguatezza degli assetti: la valutazione resta di competenza degli organi societari. Rende invece ricostruibile e dimostrabile il percorso che l’impresa ha intrapreso.
Quattro prospettive sullo stesso percorso
Il servizio è pensato per i soggetti che, con ruoli diversi, sono chiamati a occuparsi degli assetti:
- l’amministratore, che deve poter dimostrare il percorso intrapreso;
- il consiglio di amministrazione, che decide sulla base di verifiche documentate e segue l’attuazione degli interventi;
- il collegio sindacale, che dispone di evidenze sulle verifiche e sulle azioni dell’impresa a supporto della propria attività di vigilanza;
- il revisore, che reperisce le evidenze pertinenti alle verifiche di sua competenza.
Ciascuno accede alle informazioni rilevanti per il proprio ruolo. Valutazioni e conclusioni restano dei professionisti.
Tecnologia e competenze
Nella partnership Openwork mette a disposizione la piattaforma Jamio openwork, un servizio SaaS qualificato ACN QC2 ed erogato con un sistema di gestione certificato ISO/IEC 27001, 27017 e 27018.
LUM Enterprise porta le competenze di ricerca e consulenza su organizzazione e processi aziendali. La società, con sede a Casamassima (Bari), è nata nel 2015 come spin-off dell’Università LUM Giuseppe Degennaro, nell’ambito del progetto Smart District 4.0, finanziato dall’allora Ministero dello Sviluppo Economico. Oggi è un’impresa autonoma e opera come Digital Partner dell’Università LUM, con il compito di trasferire nelle imprese le competenze maturate in ambito accademico.
Le sue attività spaziano dalla ricerca industriale all’innovazione digitale, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla finanza agevolata all’organizzazione dei processi. È PMI innovativa dal 2022 ed è certificata UNI EN ISO 9001:2015. In Presidio | Adeguati Assetti, LUM Enterprise collabora alla realizzazione del servizio e alla sua diffusione presso le imprese.
La scelta di costruire Presidio su Jamio openwork risponde a un’esigenza precisa: un sistema di presidio degli assetti deve poter evolvere insieme all’impresa, accogliendo nuovi controlli, nuovi responsabili e, quando serve, la digitalizzazione dei processi da cui nascono i dati e le evidenze.
Una linea pensata per altri ambiti di compliance
Il nome della soluzione indica una linea, non un singolo prodotto. Il prefisso Presidio identifica l’approccio, cioè pianificare, verificare, documentare e monitorare. Il suffisso indica l’ambito. Adeguati Assetti è il primo. L’intenzione delle due aziende è estendere lo stesso approccio ad altri ambiti di compliance.
Il Voucher Cloud & Cybersecurity
Presidio | Adeguati Assetti è un servizio cloud in abbonamento. Le imprese che possiedono i requisiti possono valutare l’accesso al Voucher Cloud & Cybersecurity del MIMIT, che prevede un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili, con un massimo di 20.000 euro, per abbonamenti di almeno 24 mesi. Le domande si presentano dal 10 novembre 2026 alle 12:00, in ordine cronologico e fino a esaurimento delle risorse. La consulenza non rientra tra le spese ammissibili, e le spese sono ammissibili solo se sostenute dopo l’invio della domanda.
Come approfondire
La pagina dedicata a Presidio | Adeguati Assetti descrive il servizio, le quattro funzioni e i requisiti del voucher.
Community Jamio: al via un nuovo ciclo di webinar e incontri Web Tech

Martedì 27 ottobre, con il webinar dedicato a Jamio Ouverture 6.0, ha preso il via un nuovo ciclo di appuntamenti rivolti alla Community Jamio, pensati per condividere le evoluzioni della piattaforma, approfondirne le funzionalità e scoprire nuove opportunità di utilizzo.
Il primo incontro è stato dedicato alle novità della nuova major release e alle possibilità offerte dal nuovo frontend Jamio On Stage NEXT.
Attraverso una dimostrazione dal vivo di una soluzione per la qualifica dei fornitori, abbiamo esplorato la nuova esperienza di utilizzo, le funzionalità che semplificano il lavoro quotidiano e le integrazioni con Microsoft 365 e Power BI, mostrando come Jamio Ouverture 6.0 consenta non solo di migliorare ciò che già si fa, ma anche di abilitare nuovi scenari applicativi.
Questo primo webinar inaugura un percorso che proseguirà con webinar, incontri Web Tech e approfondimenti tematici, offrendo a clienti e partner nuove occasioni per conoscere le potenzialità di Jamio, confrontarsi e trovare spunti per le proprie soluzioni applicative.
Non hai partecipato al webinar o vuoi rivederlo?
Osservatorio Cloud 2026: sovranità e AI alla prova della governance.

Il convegno di presentazione della Ricerca 2026 ha fotografato un mercato Cloud che cresce, una sovranità digitale entrata nelle agende ma ancora ridotta alla residenza del dato, e un’Intelligenza Artificiale che arriva in azienda più in fretta della sua governance. Il resoconto di Openwork, sponsor della Ricerca, e la nostra lettura.
Il 16 ottobre 2026 l’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano ha presentato i risultati della Ricerca 2026, «Cloud & Sovereignty: l’ecosistema digitale europeo tra ambizioni e realtà». Openwork ha sostenuto la Ricerca in qualità di sponsor e ha partecipato al convegno. Abbiamo scelto di proporne un resoconto alla nostra community per due ragioni: i temi al centro della Ricerca, cioè sovranità, governo delle dipendenze e adozione dell’AI, sono gli stessi su cui lavoriamo ogni giorno con clienti e partner; e i dati dell’Osservatorio offrono una base solida e indipendente per discuterne, al di là delle opinioni. Per questo il resoconto separa con cura ciò che emerge dalla Ricerca dalla nostra lettura, che trovate nell’ultima parte.
La base empirica è ampia: una survey su 203 grandi e grandissime organizzazioni italiane, suddivise in 73 imprese trend-setter (oltre 1.000 addetti e fatturato superiore a 250 milioni di euro) e 130 grandi imprese; una survey su 1.500 aziende di 14 Paesi europei; un’indagine su 200 PMI; circa 50 casi di studio; l’analisi delle operazioni di M&A dei 47 principali provider globali della filiera digitale; il confronto con un Advisory Board di 23 C-level. La distinzione tra trend-setter e grandi imprese è la chiave di lettura dell’intera Ricerca: le prime, più mature sul Cloud, tendono ad anticipare le dinamiche che le seconde vivranno.
Il programma ha alternato la presentazione dei risultati a testimonianze di aziende e operatori del settore. In questo resoconto ci concentriamo sui tre interventi con cui l’Osservatorio ha presentato la Ricerca: Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio, sullo scenario europeo; Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico, sulle strategie Cloud delle trend-setter; Mariano Corso, Responsabile Scientifico, su sourcing, competenze e AI.
LO SCENARIO
Sovranità: da misura di tutela a condizione per competere
Alessandro Piva, «Il ruolo del Cloud nello scenario attuale d’incertezza e instabilità»
Il punto di partenza di Piva è un cambio di postura. Nel 2025 le tensioni geopolitiche avevano fatto emergere la sovranità digitale come meccanismo di tutela dalla dipendenza verso i player extra-UE. Nel 2026 il digitale viene riconosciuto come infrastruttura pervasiva che sostiene industrie anche lontane tra loro, e la sovranità diventa una condizione abilitante per competere nei mercati che l’AI sta ridisegnando: proteggere, costruire capacità, competere.
La definizione adottata è quella della Commissione europea: la capacità dell’Unione di esercitare la propria indipendenza nel dominio digitale restando aperta e connessa alle reti globali. Non autosufficienza, non autarchia, non isolamento dalle filiere globali, ma autonomia strategica: presidio delle tecnologie critiche, potere contrattuale, capacità distintive in ambiti chiave. Su questa linea si colloca il Tech Sovereignty Package presentato il 3 giugno 2026, che riunisce il Cloud and AI Development Act (CADA), il Chips Act 2.0, la EU Open Source Strategy e la roadmap su digitalizzazione e AI nell’energia.
L’ambizione si misura però con una filiera globale molto concentrata. Delle 327 operazioni di M&A con target tecnologico analizzate (243 miliardi di dollari), 140 riguardano l’AI: il 43% del totale, per 105 miliardi. Oltre il 90% del capitale nordamericano resta nell’area. Il fatturato IaaS e PaaS dei provider in Europa è stimato in 131,4 miliardi di dollari nel 2026 (+29%), ma il 92% fa capo a player statunitensi e i tre principali hyperscaler da soli valgono il 68%, in crescita di 3 punti. La Ricerca sottolinea che una quota rilevante di questa crescita non deriva dalla spesa delle imprese, ma dagli investimenti in infrastrutture AI lungo la filiera.
In Italia la spesa Cloud delle organizzazioni raggiunge 9,48 miliardi di euro (+17%), trainata da AI e cybersecurity. Il Public & Hybrid Cloud vale 6,8 miliardi: lo IaaS resta la componente principale (circa 3 miliardi, +14%), il SaaS è la più dinamica (2,6 miliardi, +20%) sulla spinta dell’IT Security legata a NIS2 e degli applicativi AI pronti all’uso, il PaaS cresce del 16%. Il Virtual Private Cloud segna +19%, per due ragioni: requisiti normativi e sovranità del dato che impongono controllo diretto sui carichi critici, e costi dei workload AI, per i quali il modello on-demand può rivelarsi oneroso e poco prevedibile. La lettura della Ricerca è netta: la corsa all’infrastruttura non si è ancora tradotta in un utilizzo altrettanto diffuso dell’AI presso le organizzazioni.
LA SOVRANITÀ NELLE IMPRESE
Si agisce, ma la sovranità coincide ancora con la residenza del dato
Mariano Corso, «Governare un ecosistema Cloud in cambiamento: competenze e modelli di sourcing»
Corso parte dalla dipendenza di fatto: l’86% della spesa in servizi IaaS e PaaS delle trend-setter va agli hyperscaler statunitensi (74% nelle grandi imprese). Il dato più alto tra le organizzazioni più mature si spiega, secondo la Ricerca, con percorsi di migrazione iniziati prima e con maggiore intensità.
In questo contesto la sovranità comincia a tradursi in scelte concrete: il 63% delle trend-setter ha compiuto azioni per garantirsi maggiore sovranità e controllo sui dati. La leva più usata è il ricorso a Cloud provider europei per i nuovi progetti (34%), seguita dalla realizzazione di architetture applicative facilmente migrabili (15%), dalle offerte di Cloud sovrano dei provider extra-UE (11%) e dall’Open Source (5%).
La consapevolezza però resta parziale. Il 70% delle organizzazioni riduce la sovranità quasi esclusivamente alla residenza del dato, e anche questa è presidiata più per obbligo che per scelta: tra le trend-setter il 38% la considera un adempimento normativo, solo il 13% una scelta strategica.
La Ricerca propone invece tre dimensioni fondanti della sovranità di un servizio Cloud: la localizzazione fisica dei dati nell’Unione; la giurisdizione esclusiva europea sul provider e sui dati; il controllo logico e operativo, cioè la garanzia che chiavi crittografiche, accessi privilegiati e amministrazione del servizio siano in mano all’organizzazione cliente o a soggetti europei. Ne discende il messaggio forse più importante del report:
«La sovranità digitale non richiede di eliminare la dipendenza dai provider, ma di poterla governare: conoscere dove si concentra, mantenere controllo e disporre di alternative quando diventa critica.»
Report «Scenario Cloud 2026: mercato, sovranità e nuove strategie di sourcing»
Anche l’Open Source, una delle leve su cui l’Unione punta di più, resta ai margini: è una scelta strategica prioritaria per il 2% delle trend-setter e il 7% delle grandi imprese. Le barriere sono la mancanza di competenze interne e l’assenza di un supporto enterprise adeguato. Il quadro normativo le rende più stringenti: NIS2, Cyber Resilience Act e DORA estendono la responsabilità delle organizzazioni all’intera catena di fornitura del software e richiedono controparti identificabili, con obblighi e livelli di servizio formalizzati.
LE STRATEGIE DELLE TREND-SETTER
Cloud maturo: il perimetro si è spostato, il modello non ancora
Stefano Mainetti, «Cloud maturo, capacità di scegliere da riconquistare: la fotografia 2026»
Mainetti ha usato la metafora della scalata: le imprese sono arrivate al campo base, ora lo scenario diventa più estremo. Per i nuovi progetti la strategia selettiva è ormai lo standard (53% delle trend-setter, +7 punti), seguita dal Cloud First (31%). Le percentuali ricordano il 2019, ma il contesto è un altro: nel frattempo quattro workload su cinque sono usciti dal perimetro aziendale.
Cambia anche la geografia dei carichi. Il Data Center off-prem (colocation e hosting) sale al 29% dei workload, +22 punti rispetto al 2024, mentre Public e Private Cloud scendono dal 61% al 57%. «Per anni abbiamo smontato il DC on-prem per passare al Cloud. Ora si sta ricostruendo il DC, ma off-prem»: si esternalizza l’edificio, non la gestione. L’ibrido riguarda l’80% delle trend-setter ed è ormai una condizione più che una scelta; il multi cloud si ferma al 46%, e Mainetti pone la domanda in modo diretto: multi cloud per scelta o per accumulo?
Le difficoltà, infatti, non sono più tecniche. In cima alle sfide di gestione degli ambienti ibridi e multi cloud ci sono l’aumento dei costi (58%) e le competenze specializzate (39%); portabilità dei workload e lock-in, due facce della stessa difficoltà, seguono a breve distanza.
Il fronte aperto è la modernizzazione. Le trend-setter stimano che il 30% del portafoglio applicativo richieda ancora interventi (era il 41% nel 2024 e il 39% nel 2025), ma la spinta è in gran parte obbligata: il 69% modernizza per obsolescenza tecnologica o fine supporto, il 28% per limitata flessibilità funzionale. Il core business, le Operations, resta da affrontare: secondo il report, per i prossimi dodici mesi Operations e Produzione sono l’ambito prioritario per il 51% delle trend-setter. Refactoring e SaaS sono ora appaiati in testa alle scelte di migrazione («si riscrive ciò che differenzia, si compra ciò che non lo fa»), mentre il paradigma Cloud Native resta di minoranza: i container riguardano il 13% del parco applicativo. Nella sintesi di Mainetti, finora il Cloud è stato soprattutto un cambio di indirizzo, non di architettura.
CLOUD E AI
L’AI entra in azienda più in fretta della sua governance
Tre trend-setter su quattro lavorano già sull’AI (il 58% ha applicazioni in produzione, il 17% sperimentazioni) e, tra queste, l’80% la acquista pronta in SaaS. «Per ora, l’AI si compra più che costruirsi», osserva Mainetti: più veloce, ma più dipendente, perché la delega si concentra su pochi fornitori. Nel complesso delle grandi organizzazioni italiane il 51% utilizza applicazioni AI erogate come servizio.
È proprio la facilità di adozione a rendere il governo più difficile quando l’uso scala. Tra le imprese che vedono crescere o diventare imprevedibile la spesa Cloud, il 37% indica i consumi dei workload AI e il 35% la complessità dei modelli di pricing; il 20% segnala la proliferazione delle licenze SaaS, spesso introdotte dal business in autonomia. Corso ha affiancato un dato dell’Osservatorio HR Innovation: il 51% dei lavoratori italiani affianca o sostituisce gli strumenti ufficiali forniti dall’azienda con tool esterni personali. È il terreno della Shadow AI.
Per descrivere il percorso, Corso ha presentato un modello in cinque stadi, dall’uso spontaneo a quello governato. La maggior parte delle organizzazioni italiane si trova nelle fasi iniziali, con un livello basso di consapevolezza.
Il report trae una conclusione precisa: non esiste oggi un modello di sourcing dell’AI destinato a prevalere. La maturità coincide con la capacità di rivedere le proprie scelte al variare di scala, criticità dei workload e struttura dei costi, mantenendo visibilità sulle soluzioni in uso e sulla relativa spesa.
LE INDICAZIONI
Cinque leve e una cordata
Corso ha chiuso indicando cinque leve per trasformare la complessità in capacità di governo, in un ecosistema in cui la sovranità vincola le scelte tecnologiche e l’AI moltiplica dati, modelli e dipendenze da governare:
- Valutare scenari e dipendenze
- Governare il portafoglio di sourcing
- Governare dati, contratti, fornitori e costi
- Progettare architetture e processi reversibili
- Sviluppare capacità di governo dell’AI
Mainetti ha declinato la stessa idea in tre indicazioni: riprogettare, non solo spostare, perché il perimetro si è spostato ma il modello non ancora e la reversibilità si costruisce nell’architettura; portafoglio, non dipendenze, cioè multi cloud per scelta e non per accumulo, e sull’AI da subito; rendere esplicito ciò che si subisce, facendo di costi e debito tecnico parametri delle decisioni e non vincoli scoperti a posteriori.
«Abbiamo imparato a scegliere. Ora dobbiamo poter cambiare idea. Il CIO non scala da solo: in cordata con il business.»
Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio
La stessa immagine chiude l’intervento di Piva: istituzioni, filiera e organizzazioni devono costruire insieme capacità, alternative e competenze, bilanciando innovazione, controllo e capacità di adattarsi a scenari di discontinuità. «Raggiungere la vetta richiede una cordata capace di adattarsi».
LA NOSTRA LETTURA
Dove i risultati incrociano il lavoro di Openwork
La Ricerca parla soprattutto di infrastruttura e di sourcing. Openwork non è un Cloud provider: produce Jamio openwork, piattaforma Cloud model-driven di orchestrazione dei processi. Proprio per questo ci interessa un aspetto che attraversa tutti e tre gli interventi: la capacità di governo non si esaurisce nella scelta di dove far girare i workload, ma riguarda anche il livello in cui l’organizzazione decide come lavorare con i propri dati. Leggiamo i risultati in tre punti.
1. Il controllo logico passa anche dai processi
La terza dimensione della sovranità indicata dalla Ricerca, il controllo logico e operativo, è quella che le imprese considerano meno. Accanto a chiavi crittografiche e accessi amministrativi, una parte rilevante di quel controllo sta nelle regole con cui i dati vengono trattati: chi può fare cosa, in quale passaggio, con quali autorizzazioni. Quando questa logica è dispersa nel codice o in applicazioni SaaS adottate in autonomia dal business, è difficile da vedere e ancora più difficile da rivedere. In Jamio dati, processi e regole vengono modellati e diventano subito operativi: il modello non genera codice, è l’applicazione stessa. La logica resta quindi esplicita, leggibile e tracciabile. Questo non risolve la questione infrastrutturale (dove gira il calcolo, sotto quale giurisdizione), che resta una scelta di sourcing; rende però governabile lo strato in cui l’organizzazione decide che cosa fare dei propri dati.
2. «Riprogettare, non solo spostare»: il fronte è il core
La Ricerca colloca la prossima ondata di modernizzazione nelle Operations e nella Produzione, cioè nei processi che differenziano l’impresa, e descrive una scelta che oggi si gioca tra riscrivere (refactoring) e comprare (SaaS). Per quei processi esiste anche una terza via: modellarli, in un ambiente in cui il modello progettato è lo stesso che entra in esercizio ed evolve al ritmo dell’organizzazione. È la nostra declinazione, a livello di processo, della leva «progettare architetture e processi reversibili»: una regola modificata nel modello è una regola modificata in esercizio, senza riscrivere codice. In un contesto in cui la limitata flessibilità funzionale è il secondo motivo di modernizzazione, la possibilità di cambiare idea senza riscrivere è un requisito, non un vantaggio accessorio.
3. Dall’AI spontanea all’AI dentro i processi
Il modello presentato da Corso individua il passaggio decisivo nello stadio in cui l’AI diventa parte dei processi aziendali e genera valore misurabile, e poi viene coordinata tra processi, persone e tecnologie. È un passaggio di governance prima che di tecnologia: l’AI si governa quando entra in un processo con ruoli, regole e tracciabilità definiti, non quando si moltiplicano strumenti individuali. È la direzione in cui si muove Jamio, che nel profilo pubblicato nel booklet della Ricerca si descrive come un perimetro governato, tracciabile e conforme by design, per orchestrare persone, sistemi e agenti AI.
In sintesi
La Ricerca 2026 non chiede alle imprese di eliminare le dipendenze, ma di imparare a governarle: sapere dove si concentrano, mantenere il controllo sugli asset critici, conservare la capacità di rivedere le scelte al variare di costi, scala e requisiti.
Per le organizzazioni significa passare da una sovranità intesa come conformità a una strategia consapevole di autonomia e resilienza. Per chi, come Openwork, lavora sui processi, significa rendere esplicito e governabile il modo in cui l’organizzazione opera: è lì che la capacità di cambiare idea smette di essere un’intenzione e diventa una proprietà del sistema.
FONTI
Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty, «Cloud & Sovereignty: l’ecosistema digitale europeo tra ambizioni e realtà», Executive Summary della Ricerca 2026, ottobre 2026 (M. Corso, S. Mainetti, A. Piva, M. Ficagna).
Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty, «Scenario Cloud 2026: mercato, sovranità e nuove strategie di sourcing», Report, ottobre 2026 (A. Piva, M. Ficagna, L. Dozio, M. Natalucci, C. Sorrentino).
Piva, «Il ruolo del Cloud nello scenario attuale d’incertezza e instabilità»; S. Mainetti, «Cloud maturo, capacità di scegliere da riconquistare: la fotografia 2026»; M. Corso, «Governare un ecosistema Cloud in cambiamento: competenze e modelli di sourcing». Convegno del 16 ottobre 2026.
Dati e citazioni © Politecnico di Milano – Dipartimento di Ingegneria Gestionale. I grafici sono rielaborazioni Openwork dei dati della Ricerca.
AI e sovranità tecnologica: Jamio openwork partner dell’evento di Confindustria Bari-BAT

Il 3 e 4 novembre 2026, a Bari, torna L’Elefante nella Stanza, l’evento organizzato da Confindustria Bari e BAT in collaborazione con Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sulle imprese. Due giornate di interventi, workshop e casi applicativi per comprendere come trasformare le opportunità dell’AI in valore concreto.
Tra i partner dell’evento ci sarà anche Jamio openwork, che porterà l’esperienza maturata nello sviluppo di soluzioni digitali e nelle progettualità di Private AI integrate nei servizi Jamio. Il contributo si concretizzerà nell’intervento di Salvatore Latronico, CEO di Openwork, che il 3 novembre terrà il workshop “Sovranità nell’era dell’agentic AI”.
Un’occasione per approfondire una questione sempre più centrale per le imprese: come governare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e valorizzarne le potenzialità mantenendo il controllo su dati, tecnologie e processi.
La partecipazione di Jamio openwork all’evento di Confindustria si inserisce nel percorso di evoluzione e innovazione della piattaforma, con l’obiettivo di esplorare approcci concreti per integrare l’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Un impegno che pone al centro la sovranità tecnologica, l’innovazione responsabile e la capacità di generare valore tangibile per le organizzazioni.